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sto facendo lavori di ristrutturazione
29 maggio 2008
MAGISTERO - IL CUORE FERITO
 
DIONIGI TETTAMANZI
Arcivescovo di Milano

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito»

Lettera agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione
scarica il documento
http://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/apps/docvescovo/files/1224/Sposi_diffic_testo_def.DOC


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29 maggio 2008
Radcliffe Timothy - Il punto focale del cristianesimo. Che cosa significa essere cristiani?



Autore

Radcliffe Timothy


ISBN 8821560635
Prezzo 19,00 €
Altri dati 344 pagine, pubblicato nel gennaio 2008
Editore

San Paolo Edizioni


Collana Le ragioni della speranza

Che cosa significa essere cristiani? Indirizzarsi a Dio, che è il significato di ogni cosa. Se si guarda alla religione solo dal punto di vista della sua "utilità", essa viene ridotta a un semplice prodotto di consumo. Per fare la differenza occorre tener conto che oggi una religione in conflitto con l'autonomia personale verrebbe rifiutata: come affrontare allora tematiche quali il divorzio, l'aborto, l'omosessualità, l'erotismo, la proprietà privata? Le vite dei cristiani dovrebbero essere segnate da una forma particolare di speranza, libertà, felicità e coraggio. Se non lo sono, perché gli altri dovrebbero credere a quello Nel suo nuovo libro Timothy Radcliffe scrive con incisività profetica, con una capacità di porsi accanto ai problemi e alle ansie degli uomini e delle donne di oggi, soprattutto in riferimento ai problemi del matrimonio, del celibato e della natura dell'autorità religi.

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29 maggio 2008
I dieci comandamenti. Leggi del cuore - LIBRI
 
I dieci comandamenti. Leggi del cuore
di Chittister Joan - Queriniana - 2008  (12,50€)

I dieci comandamenti. Leggi del cuore

Chittister Joan Queriniana (176 pagine - marzo 2008)

Una schietta indagine su cosa significhi oggi essere nati a immagine e somiglianza di Dio.
Una riflessione sui dieci comandamenti che si spinge oltre essi, per gettare luce sulle due grandi richieste del Nuovo Testamento: «Ama Dio con tutto il tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso».

Dalla quarta di copertina:
I dieci comandamenti sono un complesso di regole o un modo di vivere? Come può ognuno di essi invitarci a riflettere e ad agire? Che significa amare Dio e il prossimo in un mondo di violenza e paura, che minaccia le nostre vite e le nostre anime?
Joan Chittister pone queste e altre domande in questa schietta indagine alla ricerca di cosa significhi essere nati a immagine e somiglianza di Dio. L’autrice va oltre i dieci comandamenti, per gettare luce sui due grandi comandamenti: «Ama Dio con tutto il tuo cuore e il tuo prossimo come te stesso».

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26 maggio 2008
Giornalisti di conflittualità VS Ecclesialità

Giornalisti di conflittualità VS Ecclesialità


Il Corriere della sera di venerdi’ 23 maggio 2008 alla pagina 9, cronaca di Roma:

Coro di 20 mila voci per Benedetto XVI

Processione, da s. Giovanni a s. Maria Maggiore

“…(…) e a proposito di altare, anche ieri sera papa Ratzinger ha dimostrato di preferire la liturgia tradizionale: mettendo l’ostia consacrata direttamente nella bocca dei fedeli e non in mano “alla protestante”, come si usa oggi nelle parrocchie.

Sempre secondo la tradizione, interrotta dopo il Concilio Vaticano II, i fedeli avevano trovato davanti al papa un inginocchiatoio per ricevere la comunione con l’uso antico.”

 - - alla protestante?

Ma chi ha dato la patente a questa giornalista?

Messaggio che vuol far passare:

La protenstatizzazione della Chiesa post-vaticano sta avendo termine grazie alle azioni di Benedetto XVI.

Decenni di prossimità alla Patriarcale Basilica di S.Maria Maggiore, sin dai tempi di Paolo VI, mi hanno fatto avere un approccio continuo alla liturgia formale tipica di una patriarcale basilica, a seconda che a officiare i sacri Misteri, sia uno o un altro papa, un cardinale o un altro, un vescovo o un altro, un sacerdote o un altro. Tutti gli altari delle patriarcali basiliche hanno l’altare classico (oggi denominato impropriamente “tradizionale”) tranne l’altare della “confessione”.

Se papa Benedetto XVI, ha una sua visuale, di approccio ai Sacri Misteri,

perché si deve per forza sottolineare una sorta di contro-informazione che deve a tutti i costi creare un messaggio di conflittualità, tra protenstatizzazione e tradizione?

Se questo è un giornalista, anzi una giornalista….!!!!!!

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26 maggio 2008
Il Corriere della sera e gli "incapaci mentali" o fondamentalismo cattolico (quale è il messaggio del giornalista?)

Il Corriere della sera e gli "incapaci mentali" o fondamentalismo cattolico (quale è il messaggio del giornalista?)

Il Corriere della sera di venerdi’ 23 maggio 2008 alla pagina 27:

Incapaci mentali, diritto all’eutanasia

Belgio, la proposta per estendere la dolce morte. I critici: si torna a Hitler

Ma io vedo un titolo più di fondo:

strisciante fondamentalismo dei cattolici

è questa l’impressione forte subliminale che se ne ricava,

mentre si vuol far credere di fare un articolo su una ennesima apertura di frontiera nel campo dell’eutanasia, magari registrato con almeno un poco di perizia super partes, un po’ di imparzialità cercando di riferirci i fatti,

in sub-limine, ci invia un altro messaggio

da BRUXELLES:

Lasciar morire?

o uccidere con un’iniezione

o con un po’ compresse, un malato che sia «mentalmente incapacitato».

4 progetti di legge, presentati dal partito liberaldemocratico fiammingo

che stanno dividendo ancora una volta il Belgio cattolico,

prevedono che l’eutanasia, possa essere estesa legalmente anche ai minori e ai «dementi», cioè a persone che non siano in grado di intendere e di volere per effetto di una incurabile forma di demenza.

Stando agli oppositori dell’idea, soprattutto a quelli dell’area cattolica, si tratta poco meno che di un ritorno al «T4», il piano per l’eutanasia di massa messo in cantiere da Hitler subito prima della guerra. (…)

http://www.corriere.it/esteri/08_maggio_23/incapaci_mentali_diritto_all_eutanasia_59024a02-2892-11dd-97ea-00144f02aabc.shtml

Veramente in Belgio l’eutanasia è un problema che si pongono solo i cattolici, contro il resto della popolazione che vuole la “morte con dignità”?

Siamo a questo punto di manipolazione delle informazioni?

In realtà il giornalista già ha preso una posizione precisa.

Nessuno ama soffrire,

nemmeno a Cristo ha fatto assolutamente piacere incamminarsi verso la tortura e l’assassinio,

al solo pensiero, il suo organismo ha reagito cominciando a sudare sangue, tipico di uno shock psicologico enorme.

Ora, il messaggio che si vuol far passare, è che a fronte di un dolore/malattia senza uguali, e a cui non si trova via di uscita, si contrappone l’eutanasia,

che è la tentazione più frequente in tutti gli uomini quando si trovano davanti a realtà di un dolore inaudito, che ottenebra la capacità di scelta, e la morte appare la via più semplice e più liberante.

Quello di cui si fa fatica a trovare sulla stampa, almeno italiana, è quanto e allo stesso tempo, e se vi sia una ricerca, per rendere la vita più vivibile, trovando nuovi rimedi al dolore soprattutto davanti a malattie che sono senza ritorno (?)

Per fare un esempio,

un depresso cronico, dinanzi al morbo di Parkinson, ritiene che la vita non abbia più dignità per essere vissuta, e desidera la morte,

diversamente,

una persona allegra, e ottimista, dinanzi al morbo di Parkinson , cercherà di vedere come convivere con la malattia, e cercherà tutti i mezzi per rendere la vita quotidiana, degna di essere vissuta.

Dunque, appare importante, cercare di aiutare le persone, con la medicina e la psicologia a dare valore alla vita, ad avere un dialogo profondo con esse, affinché trovi il gusto della vita.

E’ indubbio che di fronte a metabolizzazioni psicologiche diverse, corrisponde una visione positiva o negativa della vita, quindi, di morte desiderabile o di vita desiderata.

Incredibile!

Di questo nella stampa, non si discute, non si approfondisce.

Si vuole proporre una società, dove si sceglie la via più semplice e più liberante, per se’ e per la società, che avrebbe meno costi ……

Ho sempre presente diverse esperienze di vite vissute da persone ormai anziane a cui ha fatto visita anche la “depressione” con il conseguente desiderio di morire, per non essere di peso agli altri.

Mi è indimenticabile, la figura di un vecchio monaco, morto più di ventanni fa, che in tardissima età periodicamente aveva cadute in fasi depressive e mi diceva: “non vorrei essere più di peso ai miei confratelli”, poi la fase depressiva passava, e lo trovavi a dare speranza e fede ai turisti che arrivavano al monastero.

Indimenticabile!

Possibile, che l’unica cosa che deve muovere la comunicazione della notizia è fare il titolo strillato, renderlo appetibile, con notizie-contro?

Possibile che a chi fa notizie, interessi di più fare eco con l’eutanasia che con la vita e le possibilità sempre nuove della ricerca scientifica, invece che dire che i cattolici sono sempre con il no! Sulla bocca?

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26 maggio 2008
Carlo Maria Martini e il Parkinson
Domenica 25 maggio 2008, su La Repubblica, leggevo dell'incontro del Cardinal Martini con i malati di Pakinson in Milano.
Nell'attesa di trovare il suo intervento/esperienza,
propongo di leggere quanto scritto dell'esperienza del Cardinale nel sito di Parkinson.it
http://www.parkinson.it/index.php?option=com_content&task=view&id=102&Itemid=198



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26 maggio 2008
La s. Messa. La legge del mercato anche per le sacre Liturgie
Sabato sera dopo la pizzeria,
ci avviamo verso la macchina, e attraversando la p.za s. Pietro,
uno degli amici, mi dice che qualcuno si sta interessando a mettere su un possibile sito, un elenco in cui si cominciano ad evidenziare in Roma le chiese o parrocchie in cui il celebrante, è capace di celebrare bene la la santa Messa, evidenziando oltre alla chiesa, l'eventuale orario, la sua capacità di essere attinente alle letture bibliche nell'omelia.

In realtà anche in altri amici ho trovato questo profondo disagio,
in cui chi partecipa alla s.Messa, desidera avere dalla celebrazione, soprattutto della Parola, quelle provocazioni a migliorare il proprio vissuto sulla base della Parola Biblica che cerca il canale per inserirsi nella quotidianità della vita,
che diviene spirito che informa le proprie azioni.

Si domanda tanto al celebrante?

NO.

Invece si assistono a noiosissime e pesanti celebrazioni,
in cui il celebrante in realtà si limita con buona volonta ad amministrare i sacri riti.

Quando non accada in casi oppositamente eccessivi di assistere a dei veri e propri momenti show del celebrante che usa l'omelia per investire l'intera Assemblea Liturgica del proprio smisurato ego (mi è accaduto in una celebrazione Liturgica in periferia, dove andai per il battesimo della bimba di una coppia di miei amici). Indimenticabile! Mancava Maria de Filippi !!!!!!

Non è questo che noi laici vogliamo,
ci si comincia a sentire troppo stretti in chiese o parrocchie a cui dovremmo essere legati per territtorialità.

In fondo, se si cominciasse a ragionare nella terribile logica del mercato,
sarebbe interessante cominciare ad evidenziare le parrocchie/chiese,
dove c'è una bella capacità di celebrare i sacri misteri e guidare sentitamente l'Assemblea Liturgica.

In questo senso, dare alle persone che hanno una forte domanda di vita liturgica nella Chiesa Cattolica e fede condivisa,
la possibilità di sapere dove possono recarsi per trovare conforto e balsamo alla profonda richiesta del cuore.

Forse, è già un modo che sa di sètte tipo america latina?
E' forse così sbagliato e terribile?

O non spingerebbe sacerdoti,
che vivono di sicurezze nel proprio lavoro/servizio,
di sicurezze della propria tavola,
non spingerebbe i sacerdoti a dare quello che i fedeli laici vogliono,
veramente la celebrazione della Parola e dell'Eucarestia,
e non più sermoni di attacco contro il mondo, le società, quello che c'è scritto sui giornali....

Vorremmo che i sacerdoti ci interpretino le scritture secondo le stesse Scritture nella s.Messa,
almeno finchè le Scritture sono ancora in italiano,
e non che ci diano il loro pensiero sui fatti del giorno o del giornale.

Ricordo ancora oggi, un incontro degli anni '80 presso il Seminario Maggiore Romano, era appena stato firmato il nuovo accordo concordatario tra Craxi e la Santa Sede, i Seminaristi perplessi dal nuovo concordato che aboliva la famigerata "congrua", erano pieni di domande....., quale sarà la nostra sussistenza, come vivremo? come....?
Si alzo' un seminarista fuori misura, doveva avvicinarsi ai 60anni, vocazione di un uomo che rimetteva in gioco la sua vita, dice, i sacerdoti vivranno di quel che sapranno dare. (grazie don Mariano, un sacerdote ancora pieno di entusiasmo).

Vorremmo che facciano passare la propria meditazione profonda del proprio rapporto con Cristo, e ce la rilancino,
e non che si preparino su Liturgia.it, Qumran.net,
che sono le versioni superate di tutta quella letteratura che esisteva negli scaffali di una camera di un sacerdote, delle omelie di Cantalamessa, di Ravasi, di Pellegrino etc........

Cari amici sacerdoti, spesso,
si sente che state preparando un "lavoro",
si sente che non ci state trasmettendo il vostro rapporto con Cristo,
si sente che spesso è improvvisato attaccandovi ai vari "ismi" di moda nella politica e nei media attuali.

L'apertura di questo "mercato"
potrebbe rivelarsi interessante !



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20 maggio 2008
ventenne si suicida a Torino.......



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30 aprile 2008
Geo_mondo_maggio 2008 n.29 €4,50 - http://www.geomondo.it/default.htm





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30 aprile 2008
Il quarto segreto di Fatima di Antonio SOCCI - 1

30 aprile 2008

Il quarto segreto di Fatima di Antonio SOCCI – BUR-2008 -  €8,60

Ringrazio Francesca che ieri sera 29 aprile 2008, dopo la sua ottima cena mi ha prestato il libro, “dimmi che cosa ne pensi” mi ha detto, “scevro da ogni pregiudizio”, sì perché non ho negato di conoscere Socci per quello che si è rivelato attraverso quella trasmissione RAI “exalibur”, rimanendo sconvolto in una delle ultime puntate in cui prendeva di petto con una aggressività che non avevo ancora visto in un giornalista mediatico, uno degli ospiti. Da quel momento mi feci di lui una idea di una persona particolarmente esaltata, ed in seguito vedendo i libri che sfoderava persino attraverso le paoline di un giornalista che usava la tematica cristiana in modo molto disinvolto e per le pagine che ebbi modo di sfogliare, catastrofista.

Il quarto segreto di Fatima. Sono arrivato in una mattinata alla 36ma pagina, saltandomi anche una fermata metro costringendomi a ritornare indietro di una fermata, dovevo scendere a Circo Massimo e invece mi ritrovavo a Piramide.  Stavo andando all’Isola Tiberina al Fatebenefratelli per una visita gastrologica.

Comunque, il libro sin dalle sue prime pagine non vuole lasciare indifferenti emotivamente, e ci riesce soprattutto con tutta una serie di note che dovrebbero rimandare ad un approfondimento attraverso documenti di rilievo e di prima testimonianza, ma…. spesso sono testimonianze di seconda mano soprattutto su atteggiamenti dei Pontefici. Cio’ che lascia ancora più perplessi in questo che vorrebbe essere alla fine dei conti un lungo articolo giornalistico di indagine a mo’ di libro, è l’atteggiamento del giornalista inquisitore e finto indagatore, che afferma cosa avrebbe dovuto non dovuto fare un Papa, cosa avrebbe dovuto o non dovuto fare un Segretario di Stato Vaticano, cosa avrebbe dovuto o non dovuto fare un Segretario personale del Papa. Bella presunzione questo giornalista, che puo’ dettare agli altri il comportamento più consono alla sua “indagine” giornalistica.

     Questa è solo la prima impressione sul libro, che veramente non lascia indifferenti, perché è il metodo scelto dal giornalista stesso a non lasciare indifferenti, come le sue dichiarazioni sempre tranchant che non vogliono lasciare indifferenti.

      Quello che non lascia indifferenti non è la sostanza, ma è veramente la forma che punta tutto all’emozione, e quello che è un dato di pura emozione del giornalista lo deve diventare “pour tout le monde”. Le note sono parte integrante di questa emozionalità che vuole trasmettere.

     Nelle prossime occasioni mi piacerà entrare nel dettaglio, evidenziando l’uso strumentale che fa di dati emozionali e non storici, e che paiono dare un carattere al libro stesso.

 Ancora un grazie a Francesca, per questa occasione di conoscere meglio il Socci-scrittore, in modo veramente scevro da pregiudizi, ma facendo analisi del testo che lui espone.

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25 gennaio 2008
Paolo VI - 1

Magistero: nella Chiesa dimentichiamo... Paolo VI e i deboli

«Ripensiamo in questo momento con immensa carità a tutti i nostri fratelli che ci lasciano, a tanti che sono fuggiaschi e dimentichi, a tanti che forse non sono mai arrivati nemmeno ad aver coscienza della vocazione cristiana, quantunque abbiano ricevuto il Battesimo.

Come vorremmo davvero distendere le mani verso di essi, e dir loro che il cuore è sempre aperto, che la porta è facile, e come vorremmo renderli partecipi della grande, ineffabile fortuna della felicità nostra, quella di essere in comunicazione con Dio, che non ci toglie nulla della visione temporale e del realismo positivo del mondo esteriore!».

                 (OMELIA DI PAOLO VI -Giovedì, 29 giugno 1972)





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24 gennaio 2008
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24 gennaio 2008
Montini - dicembre 1943 - La capacità di leggere i segni di Dio nella storia moderna

1943 - Montini: "guardate i segni dei tempi"

ma nel 2008 - quali segni dei tempi ?



Una lectio continua  che sto facendo di questo libro (di un uomo che ho sentito un po' come un padre), in anni difficili della storia moderna,
a pagina 21 e 22, leggo una riflessione datata dicembre 1943,
aveva avuto una capacità di leggere il reale che farebbe arrossire, oggi, qualcuno nei sacri palazzi,
ma voglio rileggere.......




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24 gennaio 2008
Tredici soldati di Ron Leshem - Israele - Libano 2000, un assedio disperato (aggiornato: 24 gen. 2008)
Tredici soldati  di Ron Leshem
Israele - Libano 2000, un assedio disperato


Ron Leshem
è nato a Ramat Gan, vicino a Tel Aviv, nel 1976. Giornalista, si è imposto all’attenzione dei lettori e dei media con una serie di reportage sull’Intifada.
Questo romanzo — pubblicato in Israele nel 2005 con il titolo Se esiste il Paradiso — è rimasto nella classifica dei bestseller per oltre un anno e nel 2006 si è aggiudicato il premio letterario Sapir, il più importante riconoscimento per la narrativa israeliana. Il regista Joseph Cedar ne ha tratto il film Beaufort, che ha vinto l’Orso d’argento al festival di Berlino del 2007. Leshem è al lavoro sul suo secondo romanzo.

È stato David Grossman a segnalare per primo la grandezza di questo romanzo, dichiarando che “con la sua prosa, Leshem ha creato un intero mondo”: quello disperato e claustrofobico della fine dell’occupazione israeliana in Libano.

Il film  Beaufort, che il regista Joseph Cedar ha tratto da questo libro, ha vinto l’Orso d’argento al 57° festival di Berlino.


I giorni sembrano non passare mai nel castello crociato di Beaufort, sulle alture del Libano meridionale. Per non parlare delle notti. Occupato dall’esercito israeliano durante l’invasione del 1982, nel 2000 Beaufort è ormai l’ultimo avamposto in Libano. Lì arriva Erez, un ufficiale di ventun anni, un duro, una testa calda, uno che ha subito innumerevoli richiami disciplinari e ha fatto perfino qualche mese di galera, ma è deciso a combattere una guerra la cui follia diventa ogni giorno più evidente. A Beaufort però non si combatte: si sta, come in una trincea della Grande guerra, a prendere colpi di mortaio sparati da un nemico che nessuno vede, Hezbollah; e si muore mentre si attende l’attacco finale, o l’inevitabile ritiro. Erez ha la responsabilità di tredici vite, i tredici soldati che vigilano dalle postazioni di guardia e ispezionano la strada di accesso al forte per controllare che non ci siano mine. Ha promesso a se stesso che sarà un buon comandante, e che li porterà tutti fuori dal Libano vivi. Ma quando mai Erez ha mantenuto una promessa?

Grazie alla lucida e cruda scrittura di Leshem, Tredici soldati si inserisce a pieno titolo nella tradizione delle grandi narrazioni di guerra, da Niente di nuovo sul fronte occidentale a Full Metal Jacket, e restituisce con sconvolgente evidenza l’atmosfera dell’assedio, la paura di una morte sempre in agguato, la sboccata vitalità di una gioventù bruciata dall’odio e dalla violenza.
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inizio oggi 24 gen. la lettura




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23 gennaio 2008
Paolo: vi sono discordie tra voi.
Paolo: vi sono discordie tra voi.
1 Cor 1,10-13. 17

"Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe,
che vi sono discordie tra voi.
Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice:
«Io sono di Paolo»,
«Io invece sono di Apollo»,
«E io di Cefa»,
«E io di Cristo!».
Cristo è stato forse diviso?
Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?

Cristo non mi ha mandato a battezzare,
ma a predicare il vangelo; "
non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.




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23 gennaio 2008
Lectio su l' "arresto del cugino Giovanni", e una vita che cambia
Il cugino Giovanni è arrestato e Lui da' una svolta alla sua vita

"Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato,
si ritirò nella Galilea e,
lasciata Nazaret,
venne ad abitare a Cafarnao"

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Cosa accade in realtà?



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23 gennaio 2008
Domenica 27 gennaio 2008 - Quale lectio?
27 gennaio 2008
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A
- Arresto del cugino Giovanni
- una vita che cambia
- chiama con se' dei pescatori

Vangelo  Mt 4, 12-23
 

Dal vangelo secondo Matteo
Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato,
si ritirò nella Galilea e,
lasciata Nazaret,
venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare,
nel territorio di Zabulon e di Neftali,
perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
"Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata". 
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire:
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Mentre camminava
lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. 
E disse loro:
«Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. 
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello,
che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. 
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.




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23 gennaio 2008
prolusione del Generale di Corpo d'Armata, Cardinal Angelo Bagnasco
Ingerirsi nella politica italiana? ma se ci sta soltanto a cuore la felicità della persona.
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lunedì, 21 gennaio 2008

un frammento interessante sull'agenda che il presidente CEI "raccomanda" al Governo Italiano e guarda a  successive Lobbying sugli altri Stati.

prolusione
del
Generale di Corpo d'Armata, Cardinal Angelo Bagnasco,

Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
in occasione dell'apertura del Consiglio Episcopale Permanente
che rimarrà riunito a Roma fino al 24 gennaio prossimo.


"La Chiesa, ad esempio, dice sì alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.
Per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile.
Non la muove il moralismo, o peggio il desiderio di infliggere pesi inutili o di frapporre ostacoli gratuiti.
Al contrario, abbiamo a cuore davvero il futuro e il benessere di tutti.
Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi, apparentemente non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l’istituto matrimoniale che nessuno – a questo punto - può avere l’interesse a rendere inutile o pleonastico, o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione.
Un importante uomo di cultura, il prof. Aldo Schiavone, in un articolo del 24 dicembre, tra l’altro scriveva:
“Quel che chiamiamo famiglia è infatti una costruzione sociale che non ha al suo interno nulla di prestabilito in eterno. Tutto in essa è solo storia …”.

Individuando in un simile assunto la tipologia di tante affermazioni, talora anche strampalate, ci permettiamo con rispetto di obiettare radicalmente a questa posizione: certamente le forme culturali hanno il loro peso nell’espressività dell’uomo e persino nella definizione che l’uomo riesce a dare di sé, ma non arrivano al punto di manomettere la figura umana tipica e distintiva.
La struttura della famiglia non è paragonabile ad un’invenzione stagionale, e questo almeno per due motivi.
Il primo, è relativo alla indubitabile complementarietà tra i due sessi;
il secondo, riguarda il bisogno che i figli hanno, e per lunghi anni, di entrambe le figure genitoriali, quanto meno per il loro equilibrio psichico e affettivo.
Il nostro Paese ha bisogno della struttura che è garantita dalle famiglie vere per continuare a dare a se stesso un impianto di solidità e di slancio in avanti.
È una problematica questa che, per la verità, non investe solo l’Italia, anzi per certi versi la investe meno di altri Paesi.
Il che spiega, ad esempio, perché c’è stato nell’ottobre scorso, a Fatima, un incontro dei Presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa che hanno messo a fuoco la loro convergente preoccupazione sul futuro della famiglia, svanendo la quale si metterebbe peraltro a repentaglio il futuro dell’Europa stessa.
Di qui il riproporsi significativo, al di là dei confini nazionali, di iniziative come il nostro Family Day che per nessuno voleva essere e per nessuno è stato una minaccia, ma piuttosto l’indicazione di una via da percorrere.

La Chiesa,
mentre fermamente si oppone alle discriminazioni sociali poste in essere a motivo dell’orientamento sessuale,
dice anche la propria contrarietà all’equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età.
C’è un gradino qualitativo che distanzia le prime dalle seconde, e non è interesse di alcuno misconoscere la realtà che appartiene alla struttura dell’essere umano in quanto tale.
Come non scorgere nelle teorie che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona, quasi che queste siano una mera convenzione pseudo-culturale, un’accentuazione oggettivamente autolesionistica, un deprezzamento alla fin fine della stessa corporeità che si vorrebbe unilateralmente esaltare?
Facile obiettare che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in queste questioni:
diciamo anche noi, con Benedetto XVI
(nel Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2006),
forse che la persona non ci deve interessare?
Come facciamo a non curarci del destino e della felicità di coloro al cui servizio siamo mandati?"

                                                                         (Cardinal Angelo Bagnasco)




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22 gennaio 2008
Beatitudini o Felicità (Costituzione dei cristiani cattolici) - ma se ne parla?
Beati,
nella nostra lingua,
non ha una comprensibilità immediata,
la beatitudine appare una realtà che ha nulla di concreto,
si pensa alla beatitudine dei santi,
ma è di la da venire.

In francese
Beati viene reso con la parola
Heureux = felici

Felicità, appare una realtà concretizzabile,
tutti desideriamo la felicità,
il diritto alla felicità è parte integrante della Costituzione degli USA.

Eppure se il brano di Matteo 5,1-12 è la Costituzione dei cristiani
perchè tra noi-Chiesa non si parla mai della felicità,
se se ne parla, è cosi' per caso, en passant....?

C'è una pregiudiziale tra noi-Chiesa nei confronti della felicità,
l'icona fondamentale
è quella del dolore, la croce, l'orto degli ulivi, l'incomprensione, la persecuzione,
ma quando tutto questo vienne associato o accomunato alla felicità?

Il cristiano ha il diritto e anche il dovere della felicità?




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22 gennaio 2008
BEATITUDINI - (dimenticanza dei cristiani)

Beati i poveri in spirito.

"Se io mi occupo dei poveri, subito dicono che sono un santo,
ma quando chiedo le cause della loro povertà,
mi danno del comunista
".

(dom Hélder Camara - vescovo)




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22 gennaio 2008
DISCORSO DELLA MONTAGNA

Matteo  5,1 – 12

Non potremmo comprendere appieno il discorso della montagna, che altro non è se non il discorso programmatico di Gesù, se non facessimo riferimento almeno nella costruzione di Mt a due episodi che lo precedono il battesimo e le tentazioni nel deserto.

La narrazione del battesimo mette in chiara evidenza la scelta di quale tipo di messianismo Gesù sceglie per sé: quello della solidarietà con l'umanità, anche nel bisogno di purificazione esteriore dal peccato.

E l'osservazione di Gv battista è molto forte: Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni a me? Ma Gesù, accettando di farsi solidale con l'umanità, compie la volontà del Padre, di essere colui attraverso la cui umiliazione il progetto di riconciliazione arriva a compimento.

Accettando la volontà del Padre, facendosi umile nell'obbedienza alla sua volontà, viene riconosciuto come l'eletto del Signore, e quindi investito del compito di salvatore.

(4,1 – 11) Va poi nel deserto, nel luogo della solitudine per riflettere sulle parole dei Padre: tu sei il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. La certezza di essere importante per il Padre, amato e richiesto di fiducia nei suoi confronti. E dopo quaranta giorni, stremato dalla fatica (quindi debole anche psicologicamente) e forte della sua testimonianza (quindi con il rischio di sentirsi bravo perché aveva resistito per tanti giorni) viene tentato.

La tentazione di satana è mettere in crisi Cristo la fiducia di nel Padre: ma sei proprio sicuro di essere il figlio prediletto? Se lo sei allora fai.. ed ecco la sequela della tre tentazioni. Ma Gesù resiste, e ancora una volta testimonia nella prova la sua fedeltà alla volontà del Padre.

Con queste esperienze di comportamento di Gesù alle spalle (stile di Mt che fa precedere ai discorsi dei gesti di Gesù) ecco l'apertura del discorso della montagna.

Innanzitutto il contesto teofanico: Gesù salì sul monte (Horeb, è il luogo delle manifestazioni di Dio) si mise a sedere (atteggiamento di chi parla con autorità), raccolse attorno a sé i discepoli (att. del maestro) e prendendo la parola disse...

Non è un semplice discorso parenetico, e esortativo: ma la rivelazione autorevole del Cristo Maestro e Signore = Dio che ci indica il cammino della salvezza Mentre per Lc parla nella valle, e Mc non lo cita neppure, per Mt, preoccupato delle difficoltà della comunità primitiva a cui scrive il contesto è quello del grande discorso riassuntivo, che raccoglie in sé tutte le sfumature della riflessione di rivelazione del Signore.

cfr.Lc 6,20-23 notiamo che mentre in lui la beatitudini sono presentate nella loro nuda immediatezza (beati i poveri, chi piange, chi soffre) qui Mt ha bisogno di attualizzare e specificare per evitare fraintendimenti svianti della primitiva comunità. è importante fare il confronto parallelo tra i due testi.

Beati: è la beatitudine di Dio, quella che scaturisce dall'appartenenza a Lui?

Noi potremmo tradurre: la permanenza nella felicità. è solo dono di Dio, non pretesa di conquista da parte dell'uomo.

I Poveri di spirito: attualizzazione di Mt, che ha presente tutta la tradizione VT, dove la povertà davanti a Dio indica l'appartenenza totale al Signore e alla sua volontà. Il povero di Jahwè è colui che non ha altra concretezza, altro punto di riferimento se non il Signore, e la sua volontà, quello che il Signore le mette nel cuore.

L'ebraico parla di Anawin, dall'esperienza di povertà radicale del deserto, ove non esisteva altra sicurezza se non quella di affidarsi a chi solo poteva indicarti la via: Dio pastore e guida di Israele.

E l'intuizione centrale di tutto il Vangelo di Mt, l'atteggiamento di Giuseppe (Mt) o Maria (Lc) di fronte alla volontà sconvolgente di Dio. Solo ritrovando questa povertà radicale, tutto il resto diventa significativo.

Perché di essi è il regno di Dio: solo loro entreranno nell'eredità vera del Signore, che è promessa solo a chi si fida (=ha fede) fino in fondo di Lui.

Beati gli afflitti (potremmo anche tradurre i compunti, quelli che nel cuore si sono lasciati toccare dal pianto di liberazione dal proprio peccato): diventa logico solo alla luce dell'esperienza radicale di povertà iniziale: anche chi piange, chi umanamente sembra fallito entra in un progetto d'amore del Signore, e quindi il suo pianto sarà consolato, ma nella gioia di appartenere comunque al Signore, anche se materialmente il dolore sarà sempre forte e duro da accettare.

Beati i miti, perché erediteranno la terra: proprio coloro mondo sono i più deboli, inetti, incapaci di proprio loro sono gli amati dal Signore, e solo la terra (=la grande promessa di Dio realizzata nella logica della forza, bensì dell'abbandono nelle che agli occhi del fare cose grandi, loro erediteranno in Cristo, ma non mani del Signore)

Beati ...giustizia = dikaiosune: è la giustizia di Dio, non quella degli uomini: sono coloro che amano la volontà del Signore e la mettono in pratica, a loro sarà fatta giustizia da Dio.

Beati i misericordiosi.. ovvio

Beati i puri di cuore: non la purezza formale del non fare le 'brutte cose', ma puri perché nel cuore hanno la legge del Signore, e quella amano, e realizzano nella loro esistenza. Loro vedranno Dio (molto forte, non purità comportamento ma trasparenza nel vivere di il rapporto con il Signore).

Operatori = facitori di pace, più forte che pacifici, sono i veri figli di Dio, perché vivono alla luce della sua Parola.

Perseguitati a causa della dikaiosune: sono i testimoni = martiri veri del Vangelo, loro possiedono già il regno. Verificare poi le antinomie o i guai di tutta la riflessione dei capp.5-7 di Matteo.

                                                                       (ORDO FRATRUM PRÆDICATORUM)




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22 gennaio 2008
Domenica 3 feb. 2008 - 1^ di quaresima - Quale Lectio?
«Per qualche motivo, i cristiani che alzano di più la voce non citano mai il discorso delle beatitudini.
Ma, spesso con le lacrime agli occhi,
pretendono che i Dieci Comandamenti vengano affissi negli edifici pubblici.
E chiaramente quelle sono parole di Mosè, non di Gesù.
Non ne ho mai sentito neanche uno chiedere che il Discorso della Montagna, quello delle beatitudini, venga affisso da qualche parte.
"Beati siano i misericordiosi" in un'aula di tribunale?
"Beati gli operatori di pace" al Pentagono?
Ma per favore!»
                                                   (
Kurt Vonnegut)
Vangelo  Mt 5,1-12a
Beati i poveri in spirito.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo: vedendo le folle,
Gesù salì sulla montagna
e, messosi a sedere,
gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola,
li ammaestrava dicendo: 


«Beati i poveri in spirito, 
perché di essi è il regno dei cieli. 
Beati gli afflitti, 
perché saranno consolati. 
Beati i miti, 
perché erediteranno la terra. 
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, 
perché saranno saziati. 
Beati i misericordiosi, 
perché troveranno misericordia. 
Beati i puri di cuore, 
perché vedranno Dio. 
Beati gli operatori di pace, 
perché saranno chiamati figli di Dio. 
Beati i perseguitati per causa della giustizia, 
perché di essi è il regno dei cieli. 
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli


Prima Lettura  Sof 2,3; 3, 12-13
Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero.

Dal libro del profeta Sofonia

Cercate il Signore 
voi tutti, poveri della terra
che eseguite i suoi ordini; 
cercate la giustizia
cercate l'umiltà
per trovarvi al riparo 
nel giorno dell'ira del Signore
.
Farò restare in mezzo a te, Israele,
un popolo umile e povero
confiderà nel nome del Signore 
il resto d'Israele. 
Non commetteranno più iniquità 
e non proferiranno menzogna; 
non si troverà più nella loro bocca 
una lingua fraudolenta. 
Potranno pascolare e riposare 
senza che alcuno li molesti.


Seconda Lettura  1 Cor 1, 26-31
Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Considerate la vostra vocazione, fratelli:
- non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne,
- non molti potenti,
- non molti nobili. 
Ma
Dio ha scelto

ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti,
Dio ha scelto

ciò che nel mondo è debole per confondere i forti,
Dio ha scelto

ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e
ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono,
perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. 
Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù,
il quale per opera di Dio è diventato per noi
sapienza, giustizia, santificazione e redenzione,
perché, come sta scritto:
"Chi si vanta si vanti nel Signore".




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21 gennaio 2008
Gesuiti e le sfide del futuro
Scelto il nuovo superiore generale dei Gesuiti. Il significato della nomina

di Mattia Bianchi - Angela Ambrogetti/ 20/01/2008

http://www.korazym.org/news1.asp?Id=27239


Dialogo interreligioso, divorzio, omosessualità. Cosa c'è dietro il richiamo del papa ai Gesuiti

di Matteo Spicuglia/ 19/01/2008

http://www.korazym.org/news1.asp?Id=27225



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21 gennaio 2008
COME SI IMBAVAGLIA LA RICERCA TEOLOGICA.

COME SI IMBAVAGLIA LA RICERCA TEOLOGICA.

CONDANNATA DAI VESCOVI SPAGNOLI L’OPERA DI JOSÉ MARÍA VIGIL

http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=39175




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21 gennaio 2008
Lettera 2008/Taizè - 2
È in una comunione personale con il Dio vivente
che attingiamo le forze per lottare con un cuore riconciliato.
Senza una vita interiore non potremmo andare fino in fondo alle nostre decisioni.
In Dio troviamo la gioia, la speranza di una pienezza di vita.
Lettera 2008

Lettera da Cochabamba





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19 gennaio 2008
Lettera 2008/Taizè - 1

ci siamo domandati: quali percorsi di speranza possiamo aprire oggi?

In numerosi luoghi della terra, le attuali tensioni provengono dalle ferite della Storia rimaste vive.

Dove trovare una guarigione, quando il sentimento di impotenza di fronte alle ingiustizie guadagna terreno?

                                                                                                                    Lettera 2008/Taizè

                                                                                                                    Lettera da Cochabamba

 

 

 




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19 gennaio 2008
La morte di un profeta

Ho avuto la fortuna di incontrare in Belgio Jacques Vallery. Più di 20 anni fa.

Giovane prete redentorista, pieno di talenti, apriva sentieri nuovi nella libertà che dà il Vangelo. Teologo impegnato e mistico, sentiva l’imperioso bisogno di far conoscere un cristianesimo nel quale Dio è liberato dal bisogno che si creda in lui. Grazie a lui, molti credenti hanno scoperto con gioia una pratica del Vangelo che trasformava la loro vita.
Jacques sentiva la passione per la giustizia e l’uguaglianza tra tutti gli uomini. Non sopportava l’ingiustizia. Il suo rispetto dell’autonomia di ognuno faceva sì che l’altro passava sempre davanti a lui.      

Ma molto presto quest’uomo libero divenne sospetto agli occhi dell’autorità ecclesiastica che gli ritirò la sua fiducia. Come poteva essere diversamente? I responsabili non possono sopportare a lungo quelli che danno fastidio e rimettono in discussione la maniera di vivere e di pensare nella Chiesa. Gli fu vietato l’insegnamento, fu umiliato, respinto, lo fecero ammalare; allora Jacques capì che per lui non c’era più posto nel suo paese.
L’autorità religiosa ha demolito quest’uomo.

E’ allora andato in Africa, nel Burkina Faso insieme ad amici su due camionette piene di attrezzature. Ma non sono mai arrivati a destinazione, perduti in pieno deserto in seguito ad una tempesta di sabbia. Morti di sete e di inaridimento sotto un sole torrido.
Jacques non ha potuto raggiungere una terra di speranza per seminare di nuovo in cuori disponibili.

      In Belgio, a Mons eravamo numerosi il 10 novembre scorso a ritrovarci per celebrare la sua memoria nel ventennale della sua morte. Con alcune testimonianze che mostravano la novità del vangelo vissuto da tutti quelli che sono stati segnati da Jacques. L’ingiustizia che gli è stata fatta non ha potuto impedire alla sua parola di essere sempre ascoltata ed accolta.

                                                                                                                                         (Partenia)




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19 gennaio 2008
Quando perdoniamo

Molti [...] hanno sperimentato il senso di colpa, quel tormento interiore che ci dà la sensazione di non essere nel giusto, che non ci fa dormire e che non ci fa sentire con la coscienza tranquilla. Questo significa che qualcuno, da qualche altra parte, è stato vittima del nostro comportamento o, per lo meno, ha fatto in modo che noi lo credessimo. [...] A lungo andare, infatti, si può provare rancore nei confronti di chi provoca i nostri sensi di colpa, senza rendersi conto che questa ostilità sta riempiendo sempre di più i nostri pensieri riguardanti quella persona e si sta trasformando in vero e proprio risentimento. [...]

Vedete come questa emozione non risolta logori lo stato interiore e la vitalità di chi ne è preda, che si distrugge così, a pensare, a tutte le cose sbagliate fatte dagli altri. [...] Ma il senso di colpa non è poi questa montagna enorme che ci sovrasta o la profondità marina abissale che sta lì, per ingoiarci, da un momento all'altro: siamo noi che ingigantiamo queste sensazioni come se stessimo in attesa, da un momento all'altro, di un tremendo castigo.
Il comportamento più giusto, invece, sarebbe quello di riportare tutto entro i limiti di una maggiore e serena accettazione, riconsiderare i torti subiti e fatti, ricolloquiare con il nostro "io" più profondo e tentare di avere più considerazione e "pietà cristiana" verso se stessi e verso le cose accadute in un passato vicino e lontano. Continuare nel logorio, rimuginare sulle proprie o altrui manchevolezze, non fa altro che seguitare a ingrandire la nostra apprensione che può facilmente trasformarsi in ansia, paura, attacchi di panico, con conseguenze sempre peggiori.
[...] Desideriamo punire gli altri per quello che ci hanno fatto; tuttavia, siamo sempre e solo noi ad allungare il circolo vizioso: non ha senso punirci adesso con uno stato d'animo tanto negativo perché qualcuno ci ha fatto male nel passato! Per liberarci da tutto questo dobbiamo essere disposti a perdonare, anche se ci costa dolore. Dobbiamo essere quantomeno disposti mentalmente a quest'atto liberatorio. Indipendentemente dalla via scelta ci accorgeremo che il perdono ha estremo valore in ogni occasione, in questo caso è bene guardarci attorno e scoprire chi dobbiamo perdonare [...].
In genere, la persona che meno riteniamo meriti il nostro perdono, è proprio quella che dovrà riceverlo per prima; se non agiremo in tal modo, non danneggeremo certamente l'altro, ma noi stessi, e in maniera grave: il problema è nostro, non suo.
Ciò nonostante dobbiamo pensare che perdoneremo qualsiasi persona che ci abbia feriti nell'arco della nostra vita e che la benediremo, augurandole cose belle, liberandoci da tale condizionamento negativo.
Quando perdoniamo liberandoci della negatività che è in noi, non solo ci scrolliamo di dosso un gran peso, ma apriamo anche la porta all'amore. E' quindi naturale che fatto questo molti esclamino : "che liberazione". Se non siamo disposti a tutto questo poniamo un limite alla nostra crescita: il perdono consente, infatti, di sanare un'offesa spirituale, di avere comprensione anziché risentimento, pietà anziché odio [...]
Se non potete perdonare gli altri di solito e perché non state estendendo il perdono a voi stessi. Le persone che non riescono a volersi bene sono raramente disposte a farlo nei propri confronti e, inevitabilmente, con gli altri.
Spesso la mancanza di fiducia in se stessi, il senso di colpa quando si ha l'impressione di non essere nel giusto e un atteggiamento di critica eccessiva nei confronti degli altri, sono tutte caratteristiche di coloro che non riescono ad accettare le proprie emozioni. Chi ha dei parametri molto rigidi nei confronti degli altri, li avrà anche verso se stesso.
E' il caso di coloro che, intenti a osservare esasperatamente il comportamento degli altri, evitano di guardare il proprio io, al contrario, essendo inflessibili verso se stessi e poco disposti a perdonarsi, altrettanto lo diventano nei confronti di chi li circonda.
Tutto questo ci impedisce di entrare in contatto con il bene e con la realtà del nostro essere.
Dobbiamo impedire che questo avvenga! 
  (Luigi Mastronardi)




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18 gennaio 2008
Segretario CEI entra nel merito di scelte competenti istituzioni della Repubblica Italiana

[*] XV Legislatura - Documenti - Resoconti parlamentari - Resoconti dell'Assemblea - Allegato contenente i documenti esaminati nel corso della Seduta n. 101 del 31/01/2007

Seduta n. 101 del 31/1/2007

La Camera,

premesso che:
l'articolo 2 della Costituzione prevede che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia


Pag. 60

come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.»;
l'articolo 3 della Costituzione prevede che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»;
l'articolo 7 della Costituzione tra l'altro prevede che «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». E quindi i loro rapporti non possono prescindere dal reciproco rispetto;

premesso altresì che
a più riprese il Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Mons.
Betori
è intervenuto nel merito del dibattito in corso non solo esponendo le legittime convinzioni della Chiesa cattolica
ma entrando nel merito di scelte
che competono esclusivamente alle istituzioni della Repubblica italiana; (...)





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18 gennaio 2008
La libertà religiosa non è uguale per tutte le confessioni - Parola del Segretario CEI
In questo sistema, l’eguale libertà di tutte le confessioni religiose di cui all’art. 8, primo comma non implica piena eguaglianza di trattamento ma solo una eguaglianza in quelle materie e in quei rapporti suscettibili di incidere sulla libertà delle confessioni. Al di fuori dei diritti connessi alla eguale libertà (diritto di culto, di propaganda religiosa, di organizzazione comunitaria) rimane la possibilità di discipline giuridiche differenziate, come del resto emerge chiaramente già dal confronto fra l’art. 7, che riconosce la Chiesa cattolica come ordinamento primario, sovrano e indipendente i cui rapporti con lo Stato sono regolati in base a un rapporto pattizio di tipo internazionale, e l’art. 8, che per le confessioni diverse dalla cattolica riconosce il diritto di organizzarsi secondo i propri statuti “in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano” (comma 2) e prevede che i loro rapporti “sono regolati per legge, sulla base di Intese con le relative rappresentanze” (comma 3).

[ intervento pronunciato
da monsignor Giuseppe Betori,
Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI),
durante l’audizione informale tenutasi il 9 gennaio 2007
alla Camera dei Deputati e relativa alle proposte di legge C. 36 e C. 134 recanti “Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi”

Monsignor Betori era accompagnato dal professor Venerando Marano, docente di diritto ecclesiastico e Direttore dell’Osservatorio giuridico della stessa CEI.]



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